di Fabiana Pompermaier e Marianna Malpaga

Foto “Beelieve” (Facebook)

Arriviamo a Maso Pez, a Ravina, un venerdì pomeriggio. Qui incontriamo Nicholas Moser, responsabile organizzativo e commerciale di “Beelieve” – un progetto di cui vi parleremo più avanti in questo articolo -, che ci accompagna in una visita alla struttura.  

Il Centro Maso Pez fa parte dell’area lavoro della cooperativa sociale Progetto 92, una realtà molto nota in Trentino per il suo impegno nel campo dell’accoglienza e dell’accompagnamento dei minori in difficoltà. È attivo dal 1994 in una struttura di proprietà della Fondazione Crosina Sartori Cloch, e offre un percorso di avvicinamento al mondo del lavoro a ragazzi e ragazze dai 15 ai 22 anni, che possono sperimentarsi all’interno del Vivaio Tuttoverde, della falegnameria legata al progetto “Beelieve”, o essere impiegati nella parte di assemblaggio. 

“Il nostro servizio si rivolge ai cosiddetti Neet, un acronimo inglese che sta per (Young People) Neither in Employment or in Education or Training, e che indica i ragazzi che non studiano e non lavorano”, spiega Nicholas Moser. “Sono persone che hanno bisogno di un aiuto per entrare nel mondo del lavoro o che hanno avuto un percorso di vita difficile”.

Tuttoverde: il vivaio dove, oltre alle piante, cresce anche il senso di comunità

“Qua avviene la semina delle piantine”, ci dice Nicholas mostrandoci il lavoro fatto dai ragazzi e dalle ragazze che lavorano all’interno del vivaio “Tuttoverde”, un’impresa sociale della cooperativa Progetto 92 che ha nove dipendenti e che offre una possibilità di inserimento nel mondo del lavoro a una decina di ragazzi Neet. “Ai ragazzi viene data una certa responsabilità: devono assicurarsi di aver messo l’etichetta giusta e di aver gestito bene la prima fase della nascita della piantina. Una volta che questa cresce, viene caricata sul nostro furgone assieme alle altre e portata nel vivaio, dove è pronta per la vendita”. 

Foto “Vivaio Tuttoverde” (Facebook)

Le persone arrivano a “Tuttoverde” perché sono sicure della qualità del prodotto che andranno a comprare. Il valore sociale, come racconta Nicholas, è solo un “quid” in più. Perché il progetto educativo in cui i Neet sono coinvolti funzioni, infatti, bisogna far comprendere loro l’importanza di fare un lavoro di qualità. Questo vale sia per il vivaio “Tuttoverde” sia per la falegnameria legata a “Beelieve”. 

Tra i prodotti che si possono trovare nel vivaio di Progetto 92 ci sono piante da appartamento, da balcone, da giardino, da orto e da frutto stagionale.

Le piantine pronte per la vendita. Foto: Fabiana Pompermaier

Si inizia con l’assemblaggio…

Nicholas ci accompagna poi all’interno del Centro Maso Pez, che è dotato anche di una sala da pranzo per i momenti di condivisione tra i ragazzi. Scendendo, ci mostra la sala dedicata al lavoro di assemblaggio. “Qui i ragazzi svolgono lavori abbastanza semplici”, dice. “Ci sono però anche alcune persone che hanno delle disabilità cognitive, e per le quali anche solo inserire una presa nel posto giusto è un’impresa finché non lo si è fatto quindici, venti volte”.

Di solito, i Neet che arrivano per la prima volta a Maso Pez iniziano qui il proprio progetto. Non sempre, però, perché all’inizio sono valutate le attitudini e le potenzialità di ciascuno.

“All’assemblaggio non vengono chieste particolari responsabilità”, aggiunge Nicholas. “Domandiamo semplicemente di esserci, perché quello che vogliamo fare qui – come in tutta l’area lavoro – è insegnare al ragazzo e alla ragazza come si sta sul posto di lavoro e come ci si rapporta con una persona che ha più responsabilità di te. Sono cose magari scontate per chi ha avuto una guida o una famiglia. Per chi invece non le ha avute, occorre tempo per capire che, se si vuole portare a casa qualcosa, bisogna venire al lavoro con costanza. Non tanto per la paga, perché è simbolica in questo caso, ma per imparare a interfacciarsi con il mondo del lavoro”. 

I ragazzi e le ragazze arrivano a Maso Pez su segnalazione dell’assistente sociale o della scuola. Il progetto è calibrato sui bisogni di ciascuna persona; in media, comunque, si parla di un periodo di tempo dai tre ai sei mesi. “Spesso le persone che arrivano qui abbinano a un problema relazionale una disabilità cognitiva”, spiega Nicholas Moser. “Perciò non è detto che abbiano una grande manualità: per alcuni anche solo apporre una fibbia non è così semplice… Però è una sfida, e quando riescono a farlo bene cominciano a capire che, impegnandosi, possono riuscire a superare le loro difficoltà”.

Beelieve: un progetto che permette alla natura e ai giovani di rifiorire

La falegnameria legata al progetto “Beelieve”. Foto: Fabiana Pompermaier

Accoltз dal profumo di abete, entriamo in falegnameria, dove Nicholas ci racconta che qui prende vita il progetto Beelieve. Tutto è iniziato tra 2015 e 2016 con la costruzione delle prime arnie e con l’avvicinamento al mondo degli apicoltori: la parola Beelieve, infatti, racchiude in sé le parole “bee”, ape, e “believe”, credere, testimoniando la volontà di creare una realtà che concili la sostenibilità ambientale con le dimensioni sociali ed economiche. 

Negli ultimi anni questa consapevolezza si è concretizzata. “Inizialmente  ci veniva chiesto di fare un prodotto basico, perché dovevamo andare al risparmio”, spiega Nicholas.  ”Abbiamo però deciso di cambiare questo paradigma, perché vogliamo insegnare ai ragazzi che un prodotto di qualità è un lavoro fatto bene, con l’attenzione che merita”. 

Per garantire la qualità dei prodotti offerti e l’attenzione ai bisogni del mercato, l’ideazione di Beelieve è partita dal confronto con i ricercatori del Muse di Trento e della Fondazione Edmund Mach per comprendere le necessità della biodiversità locale, e con l’Associazione degli Apicoltori per orientarsi verso un prodotto che fosse insieme innovativo e competitivo. La scelta dei materiali per la produzione è stata quindi compiuta in un’ottica sostenibile: il 95 per cento del legname utilizzato nel progetto proviene dalla filiera trentina, in particolare dalle foreste cadute in seguito alla tempesta Vaia del 2018.

Il risultato è un’offerta di prodotti che si è ampliata nel tempo, fino ad includere casette nido per uccelli e pipistrelli, ma anche oggetti di green design, quali vasi e fioriere, realizzati in rete con altre realtà della sostenibilità trentina, come Redo Upcycling. “Ci siamo orientati su un prodotto che fosse di qualità, con un prezzo un po’ più alto ma comunque competitivo: un prodotto che ci permettesse di raggiungere una sostenibilità economica. Questo è l’equilibrio che bisogna tenere quando si passa da temi sociali a temi economici. Ed è la complessità, e anche il bello, di un’impresa sociale.”

Foto “Beelieve” (Facebook)


Anche Beelieve infatti coinvolge ragazzз Neet, affiancati da educatori, che in questo caso sono anche falegnami. Il progetto ha coinvolto dal 2016 ad oggi più di 270 giovani in condizione di vulnerabilità, impegnando 18mila giornate di accompagnamento al mondo del lavoro: “se sai che tutti i giorni c’è un ragazzo che viene qui per 18mila volte, cominci a renderti conto che un impatto, questa scatola, ce l’ha”, commenta Nicholas.

I prodotti del progetto Beelieve sono disponibili all’interno del Muse Social Store, ma anche per ordine diretto, contattando la cooperativa Progetto 92 e Maso Pez. Per il futuro prossimo, si sta lavorando alla creazione di un e-commerce che permetta la vendita direttamente dal sito, agevolando il consumo consapevole ed informato. “L’idea è quella di unire la sostenibilità economica, la sostenibilità sociale e la sostenibilità ambientale”, conclude Nicholas Moser. “È quello che si voleva racchiudere dentro Beelieve. Ci stiamo provando. Vediamo dove arriviamo”.

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