di Marianna Malpaga

Il Masetto

Inoltrarsi nella valle di Terragnolo significa entrare in un Trentino diverso, forse sconosciuto a chi abita in città. In un’ora di macchina da Trento – mezz’ora da Rovereto – si arriva a “Il Masetto”, che si trova a Geroli, una delle trentatré frazioni del Comune di Terragnolo. 

Il Masetto è una via di mezzo tra un’osteria, un ostello e un rifugio, ma non è solo questo: è molto difficile usare un’unica parola per descriverlo, ma proveremo a raccontarvi come e perché è nato proprio nella valle di Terragnolo. 

“Volevamo unire ospitalità e cultura”

Il Masetto

Nel 2016 il Comune di Terragnolo indice un bando per affidare la gestione della struttura che attualmente ospita Il Masetto. Gianni Mittempergher, che viene dal mondo dei rifugi e delle malghe, e Giulia Mirandola, che si è sempre dedicata a editoria, illustrazione e formazione, vincono il bando presentando un progetto che punta sul turismo e sulla cultura. “Abbiamo tentato di coniugare due approcci”, ci racconta Gianni Mittempergher. “Uno, un po’ più classico, legato all’ospitalità. Il Masetto, infatti, ha una foresteria con diciotto posti letto e fa anche ristorazione, con una particolare attenzione alle produzioni locali e alla cucina del territorio”. Nel 2020, Il Masetto ha ottenuto un importante riconoscimento da parte di Slow Food Italia, che l’ha definita come la “miglior novità” delle “Osterie d’Italia 2020”. Il motivo? “Perché ha saputo connettere il territorio alla cucina e creare eventi di interazione sociale che ruotano attorno ai temi della sostenibilità sociale e ambientale”, scrive Slow Food. 

Il secondo approccio del progetto, invece, ha un carattere culturale. “Dal 2016 al 2019, Giulia Mirandola ha curato dei momenti di didattica e di narrazione dell’ambiente in cui ci troviamo”, aggiunge Gianni. Gli eventi culturali continuano tuttora, anche se in forma diversa, e accompagnano la stagione di apertura de Il Masetto, che va da maggio a ottobre. Dal 2016 sono passati sei anni: quella del 2021 è la sesta stagione de Il Masetto, che a settembre sarà chiamato a decidere se continuare o meno la sua avventura. 

“Perché siamo qui? Per raccontare un’altra montagna

Il Masetto

Il Masetto cerca di raccontare in modo sincero le bellezze e le difficoltà della valle di Terragnolo, senza edulcorare nulla, ma cercando comunque di valorizzare una località del Trentino (per il momento) ancora incontaminata. “Mi chiedi perché siamo qua? Siamo qua perché in Trentino c’è anche una montagna diversa da quella veicolata per ragioni – anche legittime – di promozione turistica”, afferma Gianni. “Del Trentino si conoscono le Dolomiti e i grandi sistemi di accoglienza: la val di Fassa, la val di Sole, Madonna di Campiglio, San Martino di Castrozza e il Garda. C’è però una montagna che sfugge a questo tipo di immaginario; è una montagna forse poco spettacolare, ma che ha tanto da insegnarci. Ci può anche educare su cosa sia il vero significato dello stare in montagna”. Cosa c’entra tutto questo con la parola “sostenibilità”? Gianni interpreta così la connessione tra montagna, turismo, cultura e sostenibilità: “Una valle come quella di Terragnolo non ha – e speriamo non avrà mai – grandi infrastrutture e insediamenti industriali: per me, dunque, è una valle sostenibile. Per contro, però, è una valle che ha subito un forte processo di spopolamento, e che adesso sta cercando di riflettere sul proprio futuro. Non si parla di progetti giganteschi, quanto di recuperare i muretti a secco, i terrazzamenti, la coltivazione del grano saraceno e un concetto di turismo lento. Anche se, più che lento, devo dire che mi piace chiamarlo attento. Un turismo che inviti a conoscere il territorio che si sta visitando. Attraverso i piatti, attraverso l’incontro reale con le persone che lo abitano, ma anche attraverso la voglia di approfondire gli elementi storici e naturalistici. Questo è ciò che cerchiamo di fare a Il Masetto, cercando però di non mostrare una cartolina della valle che sia bella da vedere ma che non corrisponda poi alla realtà delle cose”.

La contaminazione tra città e montagna, tra trentini e persone da fuori regione

Il Masetto

Sin dagli inizi, Il Masetto aveva l’intenzione di parlare a tutti: a chi abita la valle di Terragnolo, ma anche a chi viene da fuori, dalla città. Lo sforzo è stato quello di trovare un linguaggio comune, che fondesse semplicità e profondità e che favorisse l’incontro tra tutti e tutte. I laboratori che Giulia Mirandola ha organizzato fino al 2019, per esempio, erano frequentati da famiglie che venivano anche da fuori regione, e che per l’occasione si fermavano un paio di giorni nella foresteria. Ma c’era anche chi si incuriosiva pur provenendo da molto più vicino: partecipavano ai workshop anche i bambini della colonia estiva di Terragnolo. “Avveniva così uno scambio di impressioni tra i ragazzini di città, che si trovavano improvvisamente in una valle dove la natura è preponderante e dove l’ambiente del bosco è centrale, e i bambini di Terragnolo, che potevano sentire i racconti provenienti dalle ‘grandi città’, dove magari si sposteranno in futuro, per motivi di studio”, spiega Gianni Mittempergher. 

A inizio e fine stagione la frequentazione è più trentina. Nel bel mezzo dell’estate, però, arrivano a Il Masetto anche famiglie provenienti da Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia. “Alcuni giorni fa ci ha fatto visita una famiglia ligure”, aggiunge il gestore de Il Masetto. “Ci hanno conosciuti tramite i social e, passando in Trentino, hanno deciso di venire a trovarci”.

Il carattere “laboratoriale” de Il Masetto è cambiato, sia perché non c’è più Giulia Mirandola che se ne occupa sia per via dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19. Adesso, però, arrivano a Terragnolo delle persone – dei “turisti”, se così vogliamo chiamarli – che vogliono fermarsi più a lungo, anche per visitare la zona. “Non so se sia qualcosa di contingente o se si tratti invece di una trasformazione più profonda: sta di fatto che queste persone hanno voglia di sostare in questa valle”, commenta Gianni. 

Teatro, mostre, cene, corsi, proiezioni e incontri. A Il Masetto puoi fermarti per il piacere di ascoltare e guardare

Illustrazione di Giorgia Pallaoro per “il programma del masetto” 2021

Anche quest’anno, una rassegna anima il cortile de Il Masetto. Cominciato a inizio giugno, “il programma del masetto” si chiuderà domenica 12 settembre con lo spettacolo “Il Maggese. Un’idea più grande di me”, con Armando Punzo, regista e drammaturgo de La Compagnia della Fortezza.

Sono trenta gli appuntamenti in programma, organizzati con l’aiuto di Anna Benazzoli che, assieme a Gianni, a inizio primavera ha cominciato a pensare quali potrebbero essere gli autori e gli artisti da invitare a Terragnolo. Autori e artisti che si sposino con la filosofia de Il Masetto; che parlino quindi di montagna, società e cultura in modo il più sincero possibile. “Ci saranno anche due documentari sulle produzioni alimentari trentine, proiettati sul muro esterno della chiesa”, spiega Gianni. Accanto alla struttura de Il Masetto, infatti, c’è una chiesetta sconsacrata dedicata a San Giuseppe.  

Oltre alla possibilità di ascoltare spettacoli e incontri, c’è anche quella di assaporare la cucina de Il Masetto, che valorizza le produzioni tipiche del Trentino e della valle di Terragnolo, dove si sta cercando di recuperare e valorizzare la coltivazione di grano saraceno. 

Nota: Le foto sono di Francesca Dusini Dell’Eva e di Elisa Vettori (Pagina Facebook: Il Masetto)

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